
Staatsoper Stuttgart: “Rigoletto”

Staatsoper Stuttgart, Stagione Lirica 2024/25“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave da Le roi s’amuse di Victor Hugo.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Duca di Mantova ATALLA AYAN
Rigoletto MARTIN GANTNER
Gilda CLAUDIA MUSCHIO
Sparafucile ADAM PALKA
Maddalena ITZELI DEL ROSARIO
Borsa JOSEPH TANCREDI
Il Conte di Ceprano SHUNYA GOTO
La contessa di Ceprano ELENA SALVATORI
Marullo JACOBO OCHOA
Il Conte di Monterone ALEKSANDER MYRLING
Paggio della Duchessa NICOLAS CALDERÓN BOSSOM
Usciere WILLIAM DAVID HALBERT
Orchestra e Coro della Staatsoper StuttgartDirettore Andriy YurkevychMaestro del Coro Bernhard MoncadoRegia e Drammaturgia Jossi Wieler, Sergio Morabito
Scene Bert Neumann
Costumi Nina Von Mechow
Luci Lothar BaumgarteStuttgart, 19 luglio 2025Ripresa dell’ allestimento del 2015
La stagione della Staatsoper Stuttgart si è conclusa con la ripresa della messinscena del Rigolettoallestita nel 2015 da Jossi Wieler e Sergio Morabito. Un allestimento che all’ epoca fu lodato unanimemente da tutta la critica ma che dieci anni dopo dimostra di essere invecchiato davvero molto male. Dopo averla vista quattro volte nel corso degli ultimi dieci anni, confermo che il grande difetto di questa regia non è tanto nella trasposizione temporale all’ epoca dell’ autore, che tutto sommato rimane abbastanza innocua, ma piuttosto nel travisamento della drammaturgia di molti punti. Soprattutto il secondo atto, con le risatine ironiche dei cortigiani durante l’aria di Rigoletto che stridono in maniera evidentissima con l’ atmosfera di straziante intensità espressa dalla musica, seguite dalla comparsa della deflorata Gilda abbigliata in un vestito da Tosca e che si comporta come se fosse presa da un accesso di rabbia invece di essere mortalmente delusa e avvilita per avere scoperto di essere stata ingannata dal suo amante, dimostra una totale mancanza di comprensione delle intenzioni di Verdi e della struttura drammatica da lui creata musicando il testo tratto dal dramma di Victor Hugo. Questi sono difetti e deformazioni che invalidano completamente la struttura drammaturgica della messinscena, che dal punto di vista estetico è nell’ insieme abbastanza gradevole ma in più punti stravolge il carattere dei personaggi facendogli esprimere azioni e sentimenti che l’ autore non ha mai immaginato. Sono i problemi da cui è afflitto il teatro di regia, ossia quella che è a mio avviso l’incapacità dei registi odierni di confrontarsi col mito e con le storie del passato, viste solo come dramma borghese e/o groviglio di conflitti psicologici. Una simile mentalità induce a riflettere sulla “moda” attuale del dramma borghese a tutti i costi, sulla rinuncia alla fabula come metafora (sostituita dalle valenze metaforiche della realtà) e sull’ insistenza – spesso davvero eccessiva – a visualizzare tutto secondo gli elementi di uno junghianismo da quattro soldi. A questo proposito diceva bene Emil Cioran quando affermava che mille anni di guerre hanno plasmato l’ Occidente ma è bastato un secolo di psicologia per ridurlo in frantumi. Fortunatamente, tutto questo non ha compromesso la prestazione del cast vocale, che era di livello sicuramente pregevole. La direzione orchestrale di Andriy Yurkevich, musicista ucraino che da diversi anni risiede in Italia, mostrava una buona intensità drammatica e una grande attenzione alle esigenze dei cantanti, accompagnati in maniera flessibile e duttile. La Staatsorchester Stuttgart ha realizzato le idee interpretative del direttore con sonorità pregevoli e pulizia tecnica impeccabile. Per quanto riguarda il ruolo del protagonista, l’interpretazione di Martin Gantner, sessantenne baritono originario di Freiburg e conosciuto soprattutto come specialista del repertorio wagneriano, era indubbiamente piena di buone intenzioni purtroppo non sempre realizzate a causa di una voce dal timbro arido che nei numerosi passi in cui è impegnato il settore acuto suonava forzata e legnosa. Nonostante la buona pronuncia italiana del cantante, la complessa personalità del buffone ferito nel suo amore paterno veniva fuori solo a tratti. Parlando della coppia degli amanti, eccellente è stata la prova di Claudia Muschio, che debuttava il ruolo di Gilda. La giovane cantante bresciana ha cantato fraseggiando in maniera molto ispirata, con uno squisito gioco di sfumature dinamiche e un “legato” di alta scuola, tratteggiando una Gilda palpitante e sentimentale, ricca di pathos e dell’ ingenuità virginale che viene amaramente delusa dalla realtà con cui deve confrontarsi. Un’ altra splendida interpretazione di questa giovane cantante che per me è sicuramente destinata a una carriera di alto livello. Splendido era anche il Duca raffigurato dal tenore brasiliano Atalla Ayan, perfetto nella caratterizzazione di un seduttore spavaldo grazie al fascino timbrico di una voce ben proiettata e di un fraseggio solare e sensuale. La voce scura e profonda di Adam Palka era perfettamente adatta alla raffigurazione di un personaggio cupo e minaccioso come Sparafucile. Spigliata e vivace, oltre che cantata molto bene, era anche la Maddalena del giovane mezzosoprano messicano Itzeli del Rosario. Successo trionfale per tutti in un teatro pieno fino all’ ultimo posto. Foto ©Martin Sigmund





