

L’apertura della breve stagione lirica anconetana con una nuova produzione del Trovatore ambientata fra le incisioni di Escher trova il suo punto di forza nell’ottima concertazione di Andriy Yurkevych.
ANCONA, 12 ottobre 2025 – Verdi apre la stagione del Teatro delle Muse di Ancona: non esattamente una programmazione audace nella scelta dei titoli, ma questa sembra essere una tendenza diffusa, non solo nella “regione dei cento teatri”. Per fortuna questo Trovatore dorico parte con il piede giusto assicurandosi quello che è forse l’elemento più importante, un direttore di qualità. Andriy Yurkevych sul podio è il vero asso nella manica della produzione, il principale motivo per il quale si torna a casa con il sorriso sulle labbra. Dirige l’opera nella sua integralità, e già questo è un gran merito, dà senso respiro alle riprese lasciando spazio anche alle variazioni, e questo è merito anche maggiore, mostra vigore e piglio coinvolgente dove serve, sicché l’opera trae forza proprio dalle sue forme originarie. Finalmente si lascia il soprano solo nell’ultimo “Sei tu dal ciel disceso, o in ciel son io con te?” (la smargiassata tenorile è dura a morire perfino nei più grandi teatri), ma non si negano le puntature opportune. E di fronte a qualche piccolo imprevisto, Yurkevych rimane saldo come punto di riferimento per riportare tutto all’ordine.
Quando la bacchetta funziona, tutto funziona: raramente abbiamo sentito l’orchestra Sinfonica Rossini così motivata, compatta, efficace. Davvero una bella prova la loro, una delle migliori se non la migliore offerta negli ultimi tempi. Anche il coro lirico marchigiano V. Bellini preparato da Francesco Calzolaro, seppur a ranghi ridotti, convince, soprattutto nella sezione maschile.
Il cast si mostra nel complesso adeguato. Salome Jicia, ben nota per i suoi trascorsi rossiniani pesaresi, coglie al debutto come Leonora più di tutti l’opportunità di sfruttare le riprese delle cabalette con variazioni e cadenze, tuttavia in questo momento, più del retroterra belcantista, la sua arma favorita e più efficace sembra essere l’accresciuto spessore lirico della voce, nel suo peculiare colore screziato, e la propensione ai suoni filati. L’altro polo femminile – e forza trainante sul palcoscenico – è l’Azucena di Valentina Pernozzoli, ventinovenne dalla voce prorompente e dalla dizione limpida di mezzosoprano Falcon: la qualità naturale è indubbia e ci auguriamo di vederla svilupparsi in un percorso artistico di continua crescita. Non va poi dimenticata l’Ines di Antonella Granata, già pronta per maggiori cimenti.
Il tenore Amadi Lagha non ha problemi a svettare in acuto e il suo timbro chiaro rende bene la gioventù avventata del personaggio, benché la musicalità un tantino generica e una certa latitanza della nobiltà del porgere così importante in Verdi ne facciano un Manrico più efficiente che interessante. Dal punto di vista stilistico convince senz’altro di più il corretto conte di Luna di Serban Vasile.
Yongheng Dong è un robusto e persuasivo Ferrando, Alessandro Fiocchetti Ruiz. Davide Filipponi un vecchio zingaro e Alessandro Pucci un messo.
La nuova produzione del Teatro delle Muse fa di necessità virtù con uno spunto azzeccato al quale non sarebbe stato necessario aggiungere nulla. L’idea di base, infatti, consiste nell’ambientare l’opera fra le incisioni di Escher, siano più didascaliche (torri, castelli, borghi) o più astratte (con i moduli ispirati a flora e fauna, angeli e demoni): ottimo filo conduttore estetico per un’opera labirintica, dalle prospettive impossibili, dagli inesorabili ricorsi e coesistenze di opposti. L’attenzione verte tutta sulle video creazioni di Francesco Lopergolo, solo occasionalmente sporcate da qualche elemento estraneo superfluo, mentre la regia, le scene e le luci (non sempre ben focalizzate su protagonisti e azioni clou) di Giuseppe Dipasquale passano un po’ in secondo piano o inseriscono in un’azione convenzionale elementi rinunciabili, come l’enigmatica dama fantasma che si aggira qua e là (la madre di Azucena? Il destino? La morte?). I costumi sono selezionati da Stefania Cempini.
In un generale clima di soddisfazione, il pubblico reagisce con calore e da buca e palco il pomeriggio si chiude con un “Tanti auguri a te” rivolto al maestro Yurkevych, che condivide la data di nascita con Luciano Pavarotti. Non resta che unirci agli auguri.
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